È sotto gli occhi di tutti: la pandemia ha evidenziato la necessità che la P.A. sia messa in condizione di fornire strutture efficienti e servizi di qualità. Per questo, oggi, il comparto pubblico è sottoposto a un accelerato processo di trasformazione. Basti pensare all’insegnamento a distanza, allo smart working, al reclutamento emergenziale di personale, all’introduzione di nuove professionalità, alla diffusione della digitalizzazione anche grazie alle ingenti risorse del Recovery Plan. La pandemia, dunque, è una seria minaccia per l’economia e insieme un’opportunità per la macchina dello Stato. 

Nella sfortuna siamo dunque fortunati? Al netto della tragedia ci sono luci e ombre. Il rilancio della Pubblica Amministrazione è nelle cose. Ma c’è ancora molto da discutere per come verrà realizzato. La trasformazione della P.A. non dipende solo da scelte tecniche, ma anche (soprattutto?) politiche. Serve l’apertura di un confronto che si protrarrà per molto tempo. Gli effetti della pandemia daranno luogo a processi di cambiamento economico, sociale e culturale dai quali il Sindacato dei lavoratori non potrà né dovrà essere escluso.

Dobbiamo partecipare perché già oggi sappiamo che, solo per fare due esempi, il Piano Organizzativo del Lavoro Agile (POLA) proprio non va, tanto è farraginoso e permeato da una mentalità arretrata rispetto ai rapporti di lavoro e non solo. Con il Piano Nazionale Rinascita Resilienza (PNRR) la politica delle risorse umane compie un salto di qualità, ma presenta ancore numerose criticità. A iniziare dal fatto che le previste nuove assunzioni saranno in gran parte precarie. E poi: ancora non sappiamo quando potremo aprire le trattative per rinnovare CCNL scaduti da più di due anni. Per di più abbiamo a che fare con una controparte che in Tv loda il personale sanitario e poi, rimangiandosi la parola, lesina sugli aumenti salariali.

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Articolo di Sandro Colombi, Segretario generale Uilpa - Pubblicato su Lavoro Europeo, 27 aprile 2021

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